terça-feira, 27 de outubro de 2009

Lezioni di Balletto

Lezioni di Balletto I/II


Tra le brasiliane ce n’è una che mi piace da morire. È la mia migliore amica Paty. Non appena ci siamo conosciute, siamo andate subito d’accordo. Non posso dire che la mia vita non sarebbe esistita senza di lei, ma sicuramente sarebbe stata molto, ma molto, meno divertente.Paty è una persona squisita. Abbiamo un sacco di cose in comune: siamo più o meno bionde, più o meno alte e più o meno magre. Abbiamo fratelli con lo stesso nome, e siamo nate nello stesso anno, voglio dire, nello stesso mese! Sono di una settimana più grande di Paty, posto che sono nata nel giorno 15 e lei, nel 23. Un intervallo, diciamo, provvidenziale, giacché ci fa di segni zodiacali diversi ma molto armonici.

Ci siamo conosciute ancora ragazzine prendendo lezioni di balletto classico. Da allora Paty già mi faceva morire di fare risate.

Ora mi spiego.

Per fare la danza classica, cominci con le scarpe da balletto normali e poi passi a quelle con gesso alle punte, specifiche per farti reggere sulle punte dei piedi. Il gesso è un materiale troppo ruvido e, certo, ferisce sul serio. Perciò dicono che le ballerine sono come i pavoni: tutte belle, tranne i piedi.

Alle lezioni di balletto, impariamo fin dall’inizio ad avvolgere le dita con estrati e più estrati di cerotto tanto per ammorbidire la stretta dal gesso. Paty, al posto del cerotto, ci metteva un assorbente igienico. Assorbente igienico che fa da materassino per le dita!!! Ma fammi il piacere! Dentro la sua pazzia, Paty era proprio brava. Era l’unica allieva che riusciva a tenere l’equilibrio anche se non le si contraeva il gluteo. Diceva che era per non fare vedere le celluliti che se le spuntavano dal sedere e apparivano attraverso il collant da balletto.Visto? Matta! Come un cavallo!

Niente da fare...

Nelle lunghissime chiacchiere tra me e Paty mai mancavano due argomenti: dieta e capelli.Metterci in dieta era quasi un’ossessione. Le conoscevamo tutte. Quella della luna, della zuppa, della frutta, insomma, di qualunque cosa. Ci provammo tutte. Funzionarono sì e no, ma eravamo felici lo stesso. I giorni in cui non mangiavamo quasi niente rimanevamo così deboli da sembrare due zombi. E proprio da esseri eteri, riuscivamo a ballare con una leggerezza tale da sconvolgere la nostra maestra di balletto. Dopo un sacco di elogi e una dozzina di “quasi” mancamenti (dalla fame, ovvio), eravamo portate a credere che ne valeva la pena!

Riguardo ai capelli, un giorno, mia cara, amata e idolatrata madre mi raccontò che anticamente si usava tingere la biancheria intima con la buccia della cipolla bollita in acqua. E che anche le donne si facevano tingere i capelli con l’acqua di buccia di cipolla, a mo’ di renderli più chiari e luminosi.In possesso di quel valoroso trucco, fui di corsa al supermercato e tornai a casa portando una bustina da verdura con una sola cipolla e milioni di bucce sciolte. Per mesi mi considerai una ladra di bucce, posto che pagai solo la cipolla. Ora che ci penso, mi accorgo che fui troppo carina spazzando la gondola (lo scaffale o sia là come si chiama) e risparmiando gli impiegati di dover farlo.

A casa, preparai la miscela, aspettai che si raffreddasse, me la versai sui capelli e due ore dopo mi controllavo allo specchio. Ero bella, bionda e proprio fiera di me. Non appena misi i piedi alla classe di balletto e fui già la sensazione! I miei capelli tinti con acqua di cipolla scattarono un atteggiamento così febbrile tra le ragazze, che subito mi volevano imitare.

La cosa buffa è che le adolescenti, di solito, non ragionano. Ora mi spiego. Il color rame della cipolla mi stava bene perché sono nata con i capelli castani chiari, quasi biondi. Però, né tutta la gente nasce bionda. Hai già capito dove voglio arrivare? Proprio così. Nella lezione successiva, c’erano ragazze dalla carnagione chiara, bruna e pure nera, tutte con i capelli tinti con l’acqua di cipolla. Alcune erano proprio ridicole, ma mica si importavano. Considerando che le adolescenti si muovono in branco, belle o brutte, quello che conta è il collettivo!

Fin lì, tutto normale, se non fosse per una sola capigliatura che non si era cambiata il colore. La sua padrona guardava in giù e teneva pure il broncio. Ha centrato in pieno chi ha detto che la ragazza solitaria era Paty. E come no?

Appena mi avvicinai e dall’odore presentii cosa era successo. La deficiente non aveva capito che la tintura si faceva con la buccia, mica con la cipolla propriamente detta. I suoi capelli non solo non erano tinti, come esalavano una puzza terribile! Allora, da amica che ero (e ancora sono), le spiegai il modo giusto di fare la tintura e le dissi di riprovarci.

Ma Paty, quando se la prende con qualcuno o con qualcosa, non c’è verso. Fino a oggi, la cipolla non la mangia più. A quel punto, però, non voleva restare con i capelli diversi da tutte. E allora mi lanciò uno sguardo che conoscevo troppo bene. Quando le compariva una scintilla negli occhi, era risaputo: stava tramando qualcosa. Detto e fatto.

All’incontro seguente, ecco Paty che piombava con una chioma da spazzola guasta, ma pure con un sorriso che le attraversava il viso. Mi aveva confessato, molto fiera di sé, che al posto dell’acqua di cipolla, si era passata acqua ossigenata stra forte e era troppo soddisfatta di poter prescindere delle cipolle.Oddio!

Meno male che i capelli crescono e ce li possiamo tagliare...



Maura Montella

Sobre a autora:






Maura conta aos leitores do Blog do Ale'Italia: Sou professora da Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ) eacabei de lançar uma "novelinha" escrita em italiano, no site www.sage.coppe.ufrj.br/mauramontella. As histórias são curtas e muito divertidas.Os capítulos serão atualizados a cada semana, mas os anteriores ficarão disponíveis no proprio site.Pra quem gosta de italiano, é uma forma leve e descontraída de manter contato com a língua.

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