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sábado, 14 de abril de 2018

Viaggio nel mondo della pizza

Dalla pizzeria La Loggetta (CE) di Giuseppe Vitiello 

Una lista ragionata dei locali recensiti su Sapori nell'ultimo anno, senza alcun limite geografico o di stile. 


www.repubblica.it

quarta-feira, 21 de junho de 2017

Cucina italiana nel mondo patrimonio Unesco, lo chiedono chef e pasticceri

Redazione ANSA  
- Parte la richiesta del riconoscimento Unesco della Cucina Italiana fuori dall'Italia come patrimonio immateriale dell'umanità. Obiettivo è tutelare l'eccellenza enogastronomica italiana oltre i confini. La richiesta è stata sottoscritta dall'Associazione Icw - Italian Cuisine in the World - un network con più di 2500 iscritti tra chef, restaurant manager, comunicatori e culinary professional legati alla ristorazione e alla gastronomia italiana in tutto il mondo.

Il progetto sarà presentato da un vasto parterre di chef e pasticceri riuniti nella sesta edizione del Forum annuale in corso nel Casentino alla terme di Stia (Arezzo) Una tre giorni che ci concluderà con l'Assemblea Plenaria del Forum incentrata sul futuro dei prodotti di eccellenza enogastronomica fuori dai mercati esteri, e in serata con 'Capolavori a Tavola', 16/ma edizione dell'evento di beneficenza creato e diretto dal macellaio Simone Fracassi per raccogliere fondi per l'associazione Italian Cuisine in the World.

www.ansa.it

Città del tartufo, tutta Italia nella candidatura Unesco

Redazione ANSA ROMA 
- ROMA - Non solo Piemonte, Umbria, Molise. Il tartufo si trova anche in Calabria e Sicilia ed è per questo, per la sua valenza nazionale, che la candidatura a patrimonio immateriale dell'umanità presso l'Unesco della Cerca e Cavatura del tartufo in Italia "é intelligente ed ha grandissime potenzialità". E' quanto sottolinea la vicepresidente della Camera Marina Sereni che sul tema della candidatura ha concluso alla Biblioteca della Camera la mostra "in volo sull'Umbria" con tante fotografie messe in vendita sulle bellezze e paesaggi del territorio umbro messo a dura prova dagli eventi sismici.

Il presidente dell'Associazione nazionale Città del tartufo, Michele Boscagli, che assieme al Ministero dei Beni culturali e Turismo ha consegnato lo scorso marzo all'Unesco il dossier della candidatura aspetta ora il 2019 per il verdetto. "La nostra associazione conta 53 realtà di 14 regioni - dice Boscagli -, metterle assieme e coordinarle per presentare il dossier non è stato facile ma ci siamo riusciti". "Le realtà dell'associazione hanno dimostrato capacità di fare rete - osserva la segretaria generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia - superando le resistenze dei singoli soggetti nella consapevolezza che si sta portando avanti una candidatura del paese".

Stefania Baldinotti e Elena Sinibaldi del Mibact hanno sottolineato come la candidatura, inizialmente focalizzata sull'oggetto tartufo, si è ampliata e si è arricchita con il materiale e le testimonianze relative ai saperi e alle tradizioni che riguardano l'attività di cerca e i suoi protagonisti, cani compresi, il tutto inquadrato nel sostegno all'ambiente portato da un'attività rispettosa del territorio.

"Questa candidatura sulla cultura del tartufo - ha concluso il sottosegretario al Ministero dell'Interno Gianpiero Bocci - è la risposta per difendere e tutelare questa eccellenza e nello stesso tempo valorizzare soprattutto al qualità del nostro tartufo".

www.ansa.it

terça-feira, 4 de abril de 2017

Colomba al cioccolato, Pasqua golosa

Pasqua si avvicina e la tradizione italiana porta in tavola la classica colomba pasquale. La versione che vi proponiamo qui di seguito è la colomba al cioccolato, un dolce golosissimo, che piace a grandi e piccini.
TEMPI
preparazione: 2 ore
cottura: 50 min
totale: 2 ore e 50 min
INGREDIENTI per uno stampo di un chilo
150 gr di lievito madre
345 gr di farina 0
150 gr di zucchero
140 gr di burro
2 uova
4 tuorli
120 ml di acqua
180 gr di gocce di cioccolato
1 pizzico di sale
Ingredienti per l’emulsione aromatica:
20 gr di burro
10 gr di miele
20 gr di cioccolato bianco
buccia grattugiata di 1 arancia
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
2 cucchiai di rum
Ingredienti per la glassa:
150 gr di cioccolato fondente
50 gr di cioccolato al latte
20 gr di burro
granella di zucchero per decorare
PROCEDIMENTO
Ingredienti per il 1° impasto (sera):
150 gr di lievito madre, rinfrescato 3 volte con farina 0
240 gr di farina 0
70 gr di zucchero
60 gr di burro
1 uovo
1 tuorlo
100 ml di acqua
Spezzettate il lievito madre in una ciotola con l’acqua ed un cucchiaio di zucchero prelevato dal totale. Mescolate fino a che non faccia le bollicine, poi aggiungete metà della farina prevista ed iniziate ad impastare.
Unite l’uovo ed impastate. Poi in sequenza il tuorlo, lo zucchero e la farina, alternati aspettando che ogni ingrediente sia stato assorbito completamente prima di aggiungere quello successivo.
Aggiungete il burro un po’ per volta, portando l’impasto ad incordatura prima di aggiungere altro burro. Impastate fino ad ottenere un impasto liscio e semilucido, ci vorranno circa 40 minuti in totale. Coprite la ciotola con la pellicola e mettete a lievitare in forno spento per 12 ore. L’impasto dovrà triplicare.
Ingredienti per il 2° impasto (mattino):
L’impasto precedente
20 ml di acqua
80 gr di zucchero
80 gr di burro
1 uovo
105 gr di farina 0
3 tuorli 180 gr di gocce di cioccolato
un pizzico di sale
Preparate l’emulsione aromatica. Sciogliere il burro, il cioccolato ed il miele con gli aromi, poi unite il liquore. Prendete il primo impasto e lavorate per un minuto azionando l’impastatrice, poi unite l’acqua e un cucchiaio di zucchero preso dal totale. Aggiungete l’uovo. Poi in sequenza la farina, i tuorli e lo zucchero alternati aspettando che ogni ingrediente sia stato assorbito completamente prima di aggiungere quello successivo.
Unite il burro morbido, in più riprese ed il sale, portando l’impasto ad incordatura. L’impasto sarà pronto quando supererà la prova del “velo” il che significa, tirare l’impasto tra due dita e vedere in trasparenza. Aggiungete adesso l’emulsione aromatica. Portate di nuovo l’impasto ad incordatura.
Ci vorranno circa 40 minuti totali. Poi unite le gocce di cioccolato, impastando giusto il tempo di farle distribuire all’impasto.
Capovolgete l’impasto su una spianatoia infarinata, e fate puntare (riposare) l’impasto per 30 minuti.
Ora dividete l’impasto in due. Disponete la prima parte nello stampo che comporrà le ali. La seconda sistematela a croce sulla prima. Mettete quindi la colomba a lievitare in forno spento con la lucina accesa fino a che non sarà arrivata ad un dito dal bordo. Ci vorranno circa 8/10 ore.
Cuocete la colomba al cioccolato in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 50 minuti. Dopo i primi trenta minuti, se la colomba dovesse colorirsi troppo, abbassate la temperatura a 160° e continuate la cottura. Effettuate la prova stecchino per assicurarvi che la colomba sia cotta all’interno.
Una volta cotta, infilzate la colomba con dei ferri da calza. Poi capovolgete utilizzando dei libri a sostegno per poggiare i ferri e lasciate raffreddare completamente a testa in giù. Almeno un paio d’ore, ma volendo, anche tutta la notte.
Preparate ora la glassa facendo sciogliere in un pentolino dal fondo spesso i due tipi di cioccolato insieme al burro. Cospargete uniformemente la glassa al cioccolato sulla colomba. Ricoprite subito con la granella di zucchero e lasciatela asciugare. Servite la colomba al cioccolato il giorno dopo.
http://www.italiachiamaitalia.it/colomba-al-cioccolato-pasqua-golosa/

sexta-feira, 31 de março de 2017

Alla scoperta del Sannio, “Chianti” della Campania

LA STAMPA.IT

Non solo storia, architettura o paesaggio: una regione si riconosce anche dal patrimonio enogastronomico. Il pane di Altamura, l’arrosticino di pecora abruzzese, il gianduiotto di Torino, il Brunello di Montalcino. È uno dei motivi per cui vale ancora la pena vivere nel Bel Paese: il lasciarsi stupire dalla sua magnifica biodiversità alimentare.  

E così se la Campania è conosciuta per la pizza, lo è anche per un panorama vitivinicolo di assoluto valore custodito nel Sannio beneventano. Considerato per troppo tempo terra di vini minori, sta vivendo una nuova vita. La squadra del Consorzio Tutela Vini fa da guida sin dal 1999, quando alcune idee erano considerate utopie. Ma si sa, occorre del tempo, specie nelle abitudini agricole. Può un contadino pensare alla Falanghina come a un vitigno volano per la promozione di un intero territorio, e non solo a un costo-ricavo ottenuto dalle vendite delle uve? Adesso è possibile e i numeri non lasciano dubbi: circa diecimila ettari vitati con Benevento capitale, tre denominazioni di origine e una indicazione geografica, quasi cento aziende vinicole e un milione di ettolitri di vino prodotto che dà al Sannio la leadership nel comparto vitivinicolo Campano. 

Sul finire degli Anni 70 questa zona soffriva di un abbandono progressivo della vigna a favore del più remunerativo tabacco. Ora si torna al passato. Aglianico e Falanghina delle valli del Titerno e del Taburno, ma anche Fiano, Greco, Sciascinoso e Agostinella, sono le anime di questo territorio che non vede il mare. La grande dispensa vitivinicola campana è nel cuore dell’Appennino Sannita ed è nella valle del Calore che oggi si concentra la maggior parte delle aziende e della produzione di uva. Un tempo vi era un bacino chiuso occupato da un lago, ora si alternano colline e valichi in cui la viticoltura è pratica antica, dove i contadini hanno custodito a lungo i saperi agropastorali e tutelato la biodiversità locale. È grazie a loro se oggi, a distanza di un secolo, abbiamo l’opportunità di continuare ad «assaggiare» un territorio genuino come il Sannio. Dal Monte Taburno verso il fiume Calore si percorre la cosiddetta zona del Solopaca, dove è affascinante notare le vecchie e secolari viti dormienti, vigneti dove la fillossera non ha trovato habitat e dove i diversi sistemi di allevamento continuano a convivere donando vini variegati contro ogni omologazione. Vini umili, potenti e generosi quelli del Sannio, da una parte l’Aglianico con tutta la sua austerità e struttura, dall’altra la potenza e la longevità della Falanghina, insieme ai numerosi autoctoni come il Piedirosso e la Coda di Volpe su cui i produttori hanno deciso di puntare.  

Se però si pensa che il vino possa da solo essere la bandiera di un territorio si sbaglia. E qui ecco che appare la proposta ristorativa fatta di cuochi valevoli e di immensa tradizione gastronomica Per non parlare della madre pizza, che qui vive come simbolo e certezza. Il pizzaiolo Gino Sorbillo è riuscito a portare a soli 35 anni la cultura della pizza oltre oceano, continuando a restare ben saldo nella sua terra. Il Consorzio dei Vini del Sannio ha scelto lui per il matrimonio Pizza&Falanghina, promuovendo l’importanza del connubio geo-qualitativo: insieme innalzano e ribadiscono la tipicità enogastronomica. Sorbillo è ormai un ambasciatore mondiale ma conserva l’espressione umile e scanzonata del giovane alle prime armi, e con lui sono tanti i colleghi più o meno conosciuti che lavorano tra le vie dei loro paesini d’origine selezionando le farine, scegliendo le maturazioni d’impasto e sperimentando i gusti da proporre. Pizza e vino contro ogni abitudine, perché è provandoci che si fa la rivoluzione. 

quinta-feira, 28 de julho de 2016

La pasta non fa parte della dieta mediterranea


Ho due notizie a proposito della dieta mediterranea. Una è buona, l’altra meno. La prima, è che una revisione di tutti gli studi compiuti negli Anni 60 da Ancel Keys, padre di questa teoria, ha confermato che il regime alimentare seguito nel primo dopoguerra a Nicotera, in Calabria, e nei villaggi accanto a Iraklio, sull’isola di Creta, si è dimostrato essere quello connesso a una maggiore sopravvivenza media. La seconda, è che purtroppo pizza e spaghetti non ne facevano parte.  

I cereali venivano assunti soprattutto sotto forma di pane, per la maggior parte integrale, che serviva ad accompagnare verdura, legumi e formaggio di capra, con buona pace di tutti quelli che fantasiosamente sostengono che i latticini sarebbero tossici dopo l’età adulta.  

L’olio d’oliva non mancava, più per condire che per cucinare, e per incrementare le calorie fornite dal pessimo vino. Il pesce era raro e la carne roba da ricchi. Il pomodoro non finiva sui rigatoni o sulla Margherita, ma in insalata, nel sugo, sul pane raffermo, magari insieme a qualche uovo. Il lavoro era tanto, i passi molti e il cibo poco, alla sera pochissimo. E proprio la magrezza, il non introdurre più energia di quanta ne serva, è un fattore che accomuna le popolazioni più longeve. Proprio in Meridione infatti, con l’arrivo del benessere, il peso e le statistiche si sono modificati. Tra le muse della dieta mediterranea quindi, mi dispiace, non c’è la carbonara ma la frugalità. 

www.lastampa.it

quinta-feira, 21 de julho de 2016

Cagliari, Il giardino dei Piaceri


Fregola

Il Giardino dei Piaceri. Una location nel centro storico del capoluogo sardo, in uno dei punti più panoramici della città, a pochi passi dalle Torri Aragonesi, dalla Cattedrale, il museo archeologico e il porto turistico. Il Laboratorio di Cucina organizza i suoi suoi corsi nei locali del Centro Culturale “Il Ghetto”, in Via Santa Croce, 18, a Cagliari.

Una scuola che vuole insegnare a riscoprire i sapori della tradizione sarda grazie all’esperienza e alla passione della Chef executive Gabriella Narciso che organizza anche corsi pratici interattivi dedicati – ad esempio – ai segreti della preparazione del pane carasau e dei culurgiones.


Gabriella Narciso comincia a lavorare da ragazza nella pasticceria Piemontese per poi aprire il laboratorio di dolci Chez Moi. Al ristorante Il Corsaro ha poi appreso l’arte della buona cucina. A 47 anni si ritira e inizia un cammino spirituale e interiore che le cambia la vita: intraprende gli studi nel campo della naturopatia e da qui nasce l’idea di aprire una scuola di cucina diversa, “Il giardino dei Piaceri”, una scuola dove insegnare a utilizzare gli ingredienti della natura secondo il loro valore nutritivo e terapeutico. Un grande successo, tanto che gli è stato chiesto di aprire una sede anche a Sassari. Gli ingredienti immancabili in ogni sua ricetta sono amore, desiderio di condivisione e molta allegria.

Nel periodo estivo – da maggio a settembre – la scuola organizza mini corsi pratici teorici, per turisti, in lingua inglese, francese e spagnola. Da ottobre ad aprile invece corsi settimanali sulla cucina del territorio e sulla cucina italiana. Le lezioni durano in genere uno o due giorni e su ruchiesta includono un tour al mercato civico San Benedetto, uno dei mercati piu caratteristici del Mediterraneo, dove poter fare la spesa scegliendo fra gli svariati prodotti tipici sardi.

Durante i corsi una serie di proposte fra piatti o menu da scegliere: ricette locali, ricette della tradizione italiana, piatti vegetariani o vegani. Dopo ogni lezione si gustano i piatti preparati accompagnati da ottimi vini sardi. Fra gli insegnanti anche Fulvio Ciccotti, Roberta Cardinale e Roberta Scameroni.

www.lastampa,it

Pomodoro cambia taglia e colore, ricerca innova pummarola


(di Alessandra Moneti)

La pummarola è uno dei simboli del made in Italy nel mondo. L'Italia, secondo il Rapporto Orfofrutta 2016 di Nomisma per Unaproa, grazie ad un export di 1,8 milioni di tonnellate nel 2014, è il principale esportatore di conserve di pomodoro a livello mondiale. A toglierci però il primato produttivo è un gigante del calibro della Cina, primo produttore planetario di pomodoro, nonché di melanzana, cavoli e broccoli, lattuga e cicoria, aglio. Davanti a questo colosso, l'Italia prova ora a distinguersi sui mercati esteri con nuove varietà e un gusto in linea coi valori della Dieta Mediterranea. Cercando peraltro di catturare la crescente domanda interna di healthy e comfort food che viaggiano in controtendenza con la crisi.

E tra le novità dell'estate cresce l'offerta di mini pomodori, dai colori giallo, verde e persino marrone-nero, come il Cumano. Nel Lazio sta facendo parlare di sé il Torpedino, un gustoso mini San Marzano, fratello del più noto Datterino. Si tratta di una varietà di piccola taglia, mediamente 25 grammi ad esemplare, caratterizzato da decise note aromatiche di elevata persistenza e un equilibrato rapporto fra dolcezza e acidità, come attestano le analisi sensoriali di Agro Camera, l'azienda speciale della Camera di Commercio di Roma. Il verde si presta a un consumo fresco, mentre il rosso da' il meglio nella trasformazioni in sughi che rievocano il sapore di una volta.

A crederci una squadra di coltivatori di Fondi (Latina) che - con Mariano di Vito centravanti e ideatore del progetto - hanno scommesso dal 2011 sul successo di questa varietà, la cui versatilità in cucina è stata dimostrata dal farmer-chef Antonello Colonna con un menu a tutto Torpedino, dal succo al dessert. Nell'orto del resort a Valle Fredda-Labico lo chef coltiva 300 piante e ne fa un omaggio gradito in particolare ai turisti stranieri. 

Il Lazio, ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura Carlo Hausmann, "ha una grande tradizione culinaria in rosso ma finora non aveva un suo pomodoro territorio. Il Torpedino nel suo piccolo è perfetto e sta dimostrando tante attitudini: gusto molto dolce, essendo robusto può viaggiare ed essere manipolato, monoporzione. Da qui l'impegno a farne un progetto di filiera nel Psr (Programma di sviluppo rurale) che investirà sia la ricerca che la logistica distributiva con una piattaforma che va aumentata. In prospettiva - secondo Hausmann - ci sono tutte le premesse per farne una scommessa vinta".

Siamo davanti, ha sottolineato il dg vicario di Agro Camera Valentina Canali, a "un modello imprenditoriale che partendo dalle radici e da un stretto legame con la terra, riesce ad innovarsi e a rendere semplice, grazie al bicchiere da passeggio, il consumo del prodotto-principe della Dieta Mediterranea".

"Veniamo da anni di standardizzazione del gusto e oggi - ha concluso Andrea Mazzucato, genetista dell'Università della Tuscia - si registra un'apertura verso nuove tipologie di una produzione orticola che rappresenta la tradizione e il futuro del made in Italy. I pomodori di nuova generazione devono però avere particolari parametri: il gusto, essere resistenti nel trasporto, produttivi, adatti alla Gdo, quindi con numeri, estetica, e conservabilità idonei agli scaffali nella grande distribuzione".


www.ansa.it/terraegusto

sexta-feira, 8 de julho de 2016

Montevecchio, musica e degustazioni

GUSPINI (VS) - Sorseggiare birre di qualità e riscoprire i luoghi dell'epopea mineraria della Sardegna. La Miniera di Montevecchio - Cantiere di Levante, a Guspini, ospita sabato 9 luglio la decima edizione di Birras. In primo piano le migliori produzioni artigianali: 40 diversi prodotti, tra cui la birra senza glutine, 14 i birrifici sardi e un ospite nazionale, la Fabbrica Birra Perugia, "Birrificio dell'Anno 2016". Il percorso di degustazioni si sviluppa tra la fonderia e la falegnameria, due delle officine dei cantieri di Levante. Organizzano Comune di Guspini, Proloco e gruppo E20 Proloco Giovani. L'esperta Manila Benedetto condurrà due laboratori di degustazione della birra, ore 19-20.30 e 21.30-23.

    Dalle 22 spazio alla 'Musica dalle officine' con Nasodoble, Valleskas, Marco e Cristina Acoustic. Dalle 19 animerà la serata il Festival Street Art microfestival internazionale. Tra gli ospiti il vignettista e autore satirico Walter Leoni.

    L'iniziativa prevede anche visite guidate ai siti minerari - Cantieri di Piccalinna e Sant'Antonio. Un viaggio tra i segni di un mondo scomparso testimoniato dall'archeologia industriale, architetture e ambienti del lavoro. Le miniere di Montevecchio, che cadono nei territorio di Guspini e Arbus, fanno parte del Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna, inserito nella rete Geoparks Unesco.

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terça-feira, 21 de junho de 2016

Paella al quarto posto nel mondo per ricerche su Internet


ROMA - La ricetta della Paella, piatto tradizionale della cucina spagnola e in particolare di quella di Valencia, è una delle quattro più ricercate al mondo su Internet. E' quanto emerge dallo "Estudio Internacional de la Paella", realizzato, con la collaborazione di diversi blog e diversi siti web specializzati, dalla Escuela de Arroces y Paella Valenciana e dal sito www.originalpaella.com. Al livello mondiale le ricerche in Internet della Paella occupano il quarto posto con 5,4 milioni di ricerche nel 2015, proprio dietro la pizza (con 26,8 milioni di ricerche), sushi (con 12 milioni di ricerche) e il risotto e ben prima di icone gastronomiche, come l'hamburger, il hot dog, gli spaghetti ed il roast beef.

Per quanto riguarda le ricerche condotte in Italia, i primi tre posti li occupano la pizza, le crepes ed il sushi. La paella occupa il sesto posto, pur essendo la più ricercata tra le ricette spagnola (325,200 ricerche nel 2015, +22,3% rispetto al 2014).

La profonda cultura gastronomica del riso che esiste in Italia, secondo lo studio, spiega in gran parte l'interesse per la Paella Valenciana. La ricetta della paella più ricercata dagli italiani è la Paella mixta con 48.28%, seguita dalla tradizionale Paella valenciana con il 34.48% e la Paella di pesce con 17,24%.

Per quanto riguarda le esportazioni di ingredienti e gli utensili, l'Italia è il secondo paese al mondo che importa più prodotti e utensili per cucinare la Paella, dopo la Francia, seguita da Gran Bretagna, Australia e Stati Uniti. Secondo la Escuela de Arroces, infine, l'Italia è il anche quarto paese al mondo per numero di studenti interessati ad imparare a preparare la paella, dietro Stati Uniti, Brasile e Paesi Bassi.


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Pizzaioli,un albo per riconoscere 100 mila professionisti


ROMA - Istituire un albo per il riconoscimento ufficiale della qualifica di pizzaiolo professionista. A proporlo è un disegno di legge presentato oggi da 22 senatori a palazzo Madama, volto a sanare il vuoto legislativo che si è creato nel corso degli anni che riguarda i 100 mila pizzaioli che lavorano oggi in Italia. Anche perchè il mondo della pizzeria in Italia rappresenta il 50% del fatturato della ristorazione tradizionale.

Il provvedimento parte dal Veneto, primo firmatario il senatore Bartolomeo Amidei (Fi), ed è stato accolto con entusiasmo dalle maggiori associazioni del settore. Per diventare pizzaiolo, si legge tra i 10 articoli che compongono il ddl, occorrerà frequentare un corso di 120 ore e superare un esame teorico-pratico. Con questa proposta si vuole mettere al bando ogni tipo di improvvisazione, per garantire la bontà e la qualità della pizza, tutelando i consumatori.


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quinta-feira, 19 de maio de 2016

Pizza lunga 2 chilometri, record a Napoli con la margherita da Guinness


Pizza da 2 chilometri, record a Napoli con la margherita da Guinness


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quinta-feira, 12 de maio de 2016

Europarlamento dice basta a pesce 'taroccato' in tavola

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BRUXELLES - Un halibut al posto di una sogliola o un pangasio invece di una cernia: per la stragrande maggioranza dei consumatori, incapaci di riconoscere la differenza, l'inganno a tavola è un rischio concreto. Tanto da mobilitare gli eurodeputati, che hanno deciso di dichiarare guerra alle false etichette sul pesce che viene offerto in ristoranti o negozi, con una risoluzione 'ad hoc' che chiede innanzitutto l'introduzione di "un sistema di tracciabilità forte per tutti i prodotti ittici".

Una potenziale frode nel piatto non è certo una novità anche per i consumatori di piatti pronti, che in Gran Bretagna ancora ricordano lo scandalo delle lasagna Findus alla carne di cavallo. Per questo l'Assemblea di Strasburgo ha rivolto anche un nuovo appello alla Commissione europea per un ampliamento dell'etichetta di origine obbligatoria per latte, burro, formaggi e yogurt, oltre che per tutti i prodotti a base di carne.

Contro le etichette 'infedeli' del pesce, "un sistema di tracciabilità, dalla barca al piatto, non è solo necessario per tutelare i consumatori, ma è cruciale per garantire la sostenibilità delle nostre politiche sulla pesca in Europa, in particolare per prevenire l'ingresso sul mercato di pesce fuorilegge o non sicuro", afferma Lasse Gustavsson, direttore esecutivo della ong di protezione del mare Oceana. Secondo Coldiretti Impresapesca, la frode è in agguato in un Paese come l'Italia, dove più di due pesci su tre provengono dall'estero. "Tra i trucchi nel piatto più diffusi in Italia - continua Coldiretti - c'è anche il polpo del Vietnam spacciato per nostrano".

Getta acqua sul fuoco il commissario europeo alla Pesca, Karmenu Vella, ricordando i controlli condotti di recente in 29 Paesi europei, riscontrando il 6% di irregolarità. "La situazione nell'Ue non è allarmante e il consumatore non dovrebbe essere portato a ritenere il contrario" ha detto Vella, annunciando a breve uno studio di fattibilità su un sistema di 'eco-etichettatura' per prodotti di pesca e acquacoltura.

Quanto all'indicazione di origine per latte, yogurt, burro, formaggi e prodotti a base di carne, si tratta di un "obbligo fondamentale per garantire trasparenza e tracciabilità, e per riconquistare la fiducia dei consumatori" ha spiegato il presidente della Commissione ambiente, salute e sicurezza alimentare, Giovanni La Via (Ap/Ppe). "La volontà dei cittadini europei di conoscere l'origine è chiara e legittima" ha detto il capogruppo S&D in Commissione agricoltura, Paolo de Castro (Pd).

Fra le richieste dell'Europarlamento, anche quella di valutare l'obbligo di origine anche per prodotti 'monoingrediente', come passata di pomodoro, zucchero o riso, o prodotti con un ingrediente prevalente. Ferma la posizione del commissario Ue alla Salute, Vytenis Andriukaitis, per il quale "l'etichettatura volontaria rimane la soluzione migliore". Esiste comunque "la possibilità per gli Stati membri di richiedere l'etichettatura obbligatoria per specifiche categorie di alimenti, se giustificata", ha ribadito il commissario Ue alla Salute. Francia e Lituania hanno già notificato la loro richiesta.

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domingo, 24 de abril de 2016

Zuppa al porro e meringa, Londra omaggia Shakespeare a tavola

Menu shakespeariano: al St.James Court di Londra si celebra così il 400esimo anniversario dalla morte di William Shakespeare. Per onorare il più grande drammaturgo e poeta inglese e dureranno in esclusiva per gli ospiti è stato ideato un menu in linea con il fascino “flamboyant” dello scrittore. Come “prologo” stuzzicante, gli ospiti possono gustare la classica zuppa al porro e patata, insaporita con erba cipollina. Per chi è in cerca di qualcosa più sostanzioso, il carpaccio di manzoregala sapori rinfrescanti grazie alle bacche Lilliput, al crescione Roquette e alla tradizionale salsa Caesar.
Per il piatto principale, a stuzzicare l’appetito degli ospiti, c’è il risotto al radicchio servito con pane dolce con glassa di vitello, equilibrato dal sapore fruttato del Parmigiano. Gli ospiti possono anche optare per una panisse di ceci, leggermente fritta, perfettamente bilanciata da un confit di melanzane e da una ratatouille mediterranea. Sul finale, bisogna concedersi un morso di meringa, un cucchiaio di crema piccante alle fragole e di morbida gelatina, l’Eton Tidy è tutto ciò che serve, proprio come un delizioso sonetto. Per godersi il sapore tradizionale del caramello, c'è anche un budino, servito con panna e mela caramellata.
Nell’Hamptons Bar, dell'hotel della catena luxury Taj, tra Buckingham Palace e St.James Park, attraversando il cortile in stile shakespeariano, con eleganti specchi dorati e sedie dallo schienale alto ci si immergersi nella storia, sorseggiando un cocktail esclusivo. Talentuosi barman hanno reinterpretato i cocktail della tradizione, con l'aggiunta di un tocco shakespeariano ispirato ai versi poetici del Bardo. 
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Vino, l'Italia giù da podio dei consumatori mondiali


L'Italia scende dal podio dei principali Paesi consumatori di vino al mondo, preceduta da Stati Uniti e Francia e raggiunta dalla Germania. E' quanto emerge dall'analisi condotta dalla Coldiretti sulla base dei dati dell'Organizzazione mondiale del Vino e della Vite (Oiv).

Dai dati, relativi al 2015, emerge che per la prima volta l'Italia è stata raggiunta dalla Germania, con un consumo complessivo pari a 20,5 milioni di ettolitri. Ad aggiudicarsi il primo posto sono gli Stati Uniti (30,1), seguiti dalla Francia (27,2). Restano sostanzialmente stabili i consumi mondiali, che nel 2015 sono stati pari 240 milioni di ettolitri, contro i 239 dell'anno precedente. 

A modificare la classifica dei 'primatisti' è stato, secondo la Coldiretti, l'aumento dell'1% dei consumi negli Usa, avvenuto in concomitanza con il calo dell'1,2% dei consumi in Francia e del debole aumento registrato in Italia (+0,3%), contro quello decisamente più consistente della Germania (+1,1%). 

Le cifre sarebbero la conseguenza di quella che la Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti definisce "una vera rivoluzione del mondo del vino", avvenuta a partire dagli italiani, che negli ultimi dieci anni avrebbero detto addio a quasi un bicchiere di vino su quattro. "Il risultato - rileva l'associazione - è che la quantità di vino Made in Italy consumato in Italia è risultata addirittura inferiore di quella bevuta fuori dei confini nazionali".


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