
L’altra festa d’acchiappare fu la Festa del Pigiama.
L’idea era indossare un fittizio abito da dormire e poi godersela tutta.
Ho detto ‘fittizio’ perché non ho mai visto una donna che dorme con i tacchi, neppure un uomo, al giorno d’oggi, che dorme con la cuffia. Tanto meno una cuffia abbellita con dei fiocchi!
Nella fila davanti al Front, eravamo tutti così. Una profusione di pigiamini, pantofole, cuffie, fiocchi e pure orsetti di pelliccia.
Prima di arrivarci, Paty e io avevamo goduto la nostra solita festa particolare. Piena di chiacchiere e risate.
La mia camera era un casino della Madonna. Sparsa qua e là, la roba di sempre: lo zaino di Paty dalle dimensioni sproporzionate; i duemila capi d’abbigliamento sciorinati sul letto perché scegliessimo cosa andrebbe d’accordo con cosa; e circa trenta paia di scarpe.
Ah, le scarpe... La nostra passione... Sempre a tacchi alti, però mai scambiate tra di noi. Le mie erano un po’ più grandi di quelle di Paty.
Per quell’occasione, scelsi indossare un vestitino di seta nero con una vestaglia coordinata, un collant nero oltre sexy (che, vale a dire, non servirebbe mai a dormire) e il paio di scarpe più belle che abbia mai visto. Erano nere con i tacchi argentati.
Con un tanto di bijou di buonissimo gusto, ero proprio carina.
Paty seguiva lo stesso stile. A parte il color dell’abito e le scarpe. Il suo vestitino era bianco e le scarpe erano tipo Peep Toe.
Sai quali sono le scarpe Peep Toe, no?
Sono quelle con una piccola buca sulle due prime dita.
Ebbene.
I preparativi trascorrevano normalmente, finché Paty non fece una delle sue.
Mentre mi truccavo, vidi, dal riflesso dello specchio, che Paty era piegata in avanti, col sedere in su, le braccia stese e le mani che quasi toccavano il pavimento.
Mi girai e le chiesi incuriosita:
“Che cazzo fai piegata così?”
Senza degnarmi di uno sguardo, quella malata mentale rispose:
“Passo lo smalto sulle unghie. Ma solo sulle quelle che sbucano dalle scarpe.”
Camicia di forza!
Nulla di meno!
Quando finì la stronzata, Paty si rialzò, si sistemò i capelli e aggiunse:
“Sai benissimo, amica, faccio i sogni più brutti se mi si stacca lo smalto delle unghie.”
‘Fare i sogni più brutti’ era il codice per scattare una nostra barzelletta.
Sempre che una di noi pronunciava questa espressione, l’altra cominciava a recitare, con voce da tomba, una scena di film di terrore, così:
‘È mezzanotte...
Piove...
Il vento soffia...
Sei sola in un castello stregato...
Qualcuno bussa la porta...
È una tua replicante...
...
con lo smalto che le si stacca delle unghie!’
L’ultima frase era sempre la fesseria del momento.
Alla fine, quella di noi che aveva detto qual era l’oggetto dei sogni agitati, si tirava i capelli ai lati e fingeva un urlo terrorizzato:
‘Aaaaaaaaaaaaaaaaaaah!’Ridevamo a morte (col perdono della battuta)!
Segue ...
Maura Montella













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