segunda-feira, 11 de janeiro de 2010

Rosarno, demolita l'ex fabbrica lager Maroni: "I clandestini saranno espulsi"


Il ministro dell'Interno: "Ci sono responsabilità diffuse che non tollereremo. In due anni 40mila espulsioni". La replica della Bindi. Esodo di immigrati da Rosarno su treni e bus diretti al Nord, Bari e Crotone. Demolita l'ex fabbrica lager. La speculazione delle arance: svendute nei campi, a peso d'oro in tavola. Bondi: "Rosarno simbolo fallimentare della sinistra". Una Regione uccisa dai clandestini in mano agli affaristi.



Reggio Calabria - "Queste situazioni le abbiamo ereditate e sono frutto di tolleranza sbagliata". Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni torna a parlare della rivolta di Rosarno. "Ci sono responsabilità diffuse che non intendiamo più tollerare". Gli immigrati di Rosarno che le forze di polizia hanno trasferito nei centri di Crotone e Bari, se risulteranno clandestini, verranno espulsi, ha spiegato Maroni: "La legge si applica e non si può fare diversamente". "La legge è legge e non si può interpretare o dire si applica tutti i giorni tranne il primo di marzo. Dal mio punto di vista è un giorno come gli altri", ha affermato il ministro rispondendo alla domanda su che cosa succederebbe agli immigrati che in primo marzo manifestassero in piazza per ricordare agli italiani il contributo da loro dato all'economia del Paese. "Se le forze dell'ordine scoprono che c'é un clandestino - ha aggiunto - deve essere preso, portato in un centro di identificazione ed espulsione, identificato ed espulso. Questa é la procedura che seguiamo sempre".


"Casini male informato" "C'e tanta gente che parla di cose che non conosce, o per sentito dire o perché ha scarse informazioni. Per esempio l'onorevole Casini ha detto che a Rosarno la polizia è stata inviata 48 ore dopo i disordini. Non è vero, é male informato". Polemizza Maroni. A Rosarno, ha proseguito il ministro, "la polizia c'era subito. Entro 48 ore sono stati mandati ulteriori rinforzi, ma la polizia era lì dal primo minuto".

"In 2 anni 40mila espulsioni" Quarantamila clandestini rimpatriati in due anni e sbarchi ridotti del 90 per cento: "un risultato eccezionale", ha aggiunto Maroni. "Il nostro contrasto all'immigrazione clandestina - ha detto - si svolge in due azioni. Da un lato, l'espulsione del clandestino: in due anni sono stati 40mila i clandestini rimpatriati, che non è un numero irrilevante. Sull'altro fronte, si tratta di impedire che arrivino. Da questo punto di vista i risultati ottenuti nel 2009 sono eccezionali: basti pensare che nel 2008 sono arrivati oltre 30mila clandestini mentre nel 2009, quando abbiamo cominciato i respingimenti, solo circa 3mila, cioé il 10 per cento. Nel mese di dicembre 2008 ne sono sbarcati 2.786, nel mese di dicembre 2009, invece, 123. Impedire che arrivano e rispedire a casa i clandestini è il modo più efficace per combattere l'immigrazione clandestina". Maroni ha quindi sottolineato che "ultimamente l'azione di identificazione si è intensificata ed è per questo che nel corso del 2010 abbiamo deciso di realizzare altri 8 nuovi centri di identificazione ed espulsione in particolare nelle regioni in cui questi centri non ci sono".

Accuse alle autorità locali Maroni, tornando sulle sue parole sulla "troppa tolleranza" nei confronti dei clandestini che hanno suscitato tante politiche, ha detto di aver "parlato di quella tolleranza che negli ultimi dieci anni ha accolto decine di migliaia di clandestini senza fare nulla, che non è intervenuta per rimuovere le condizioni di degrado in cui queste persone si sono trovate - mi riferisco alle autorità locali e territoriali - e che ha determinato il crearsi di comunità così numerose, come quella di Rosarno e non solo, che erano vere e proprie bombe innescate. Noi abbiamo dovuto agire con grande prudenza proprio per evitare che la bomba scoppiasse". "Finora - ha proseguito - siamo intervenuti per controllare queste situazioni e svuotare progressivamente questi bacini. Purtroppo a Rosarno si sono determinate delle condizioni che hanno provocato proprio quello che noi temevamo e siamo subito intervenuti. Ci sono situazioni come Rosarno, Castelvolturno e altre, di grande tensione, nei confronti delle quali procediamo con la necessaria prudenza, ma assoluta determinazione". "Queste situazioni - ha aggiunto il ministro - le abbiamo ereditate e sono frutto di un atteggiamento di tolleranza sbagliata che si è protratto negli ultimi anni". In tutto ciò, ha proseguito il responsabile del Viminale, "la Bossi-Fini non c'entra niente. Questa legge stabilisce anzi un principio sacrosanto, e cioé che può entrare in Italia solo chi ha un contratto di lavoro. E' la legge che noi stiamo applicando, ma che purtroppo spesso viene violata, disapplicata, perché il racket della criminalità riesce a far entrare in Italia clandestinamente queste persone".


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