sábado, 9 de janeiro de 2010

Il tesoro verde d'Italia




Aderendo al Protocollo di Kyoto l’Italia si è assunta l’impegno di ridurre le emissioni di gas serra ed in particolare di anidride carbonica; non ottemperare a questo obbligo significa prima di tutto non tener conto dei rischi che corre l’ecosistema mondiale e, in secondo luogo, incorrere in sanzioni. Si tratta di ridurre le emissioni attraverso iniziative di efficienza tecnologica, ma anche eliminando del tutto emissioni da attività sostituibili con altre ecocompatibili. In Italia si fa fatica a rispettare questo impegno, ma un aiuto importante viene da una fonte spesso trascurata nella sua importanza, i boschi.


Il territorio italiano è coperto per un terzo da foreste e boschi più o meno estesi e, secondo il Protocollo di Kyoto, queste aree sono un importante magazzino di stoccaggio per il monossido di carbonio: grazie alla fotosintesi clorofilliana gli alberi assorbono ingenti quantità di carbonio, liberando l’aria da questo gas. La quantità di carbonio fissato dagli alberi non è poca, e lo stesso Protocollo prevede una sua “contabilizzazione”: si possono calcolare le tonnellate di carbonio catturate dalla fotosintesi degli alberi e utilizzare questi dati per raggiungere gli obiettivi fissati per l’Italia. In altri termini, l’attività naturale degli alberi, il loro semplice “respirare”, si può quantificare economicamente in un risparmio fino ad un miliardo di euro, per quanto riguarda i primi obiettivi prefissi dal Protocollo per il periodo 2008-2012, a prescindere delle altre misure messe in atto in campo industriale, domestico e cittadino che sono comunque indispensabili. Si tratta di un ulteriore motivo per salvaguardare e anzi incentivare la presenza di boschi grandi e piccoli sul nostro territorio.

Proprio con lo scopo di censire i boschi italiani, il Corpo forestale dello Stato con il coordinamento scientifico del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (CRA-MPF di Trento) ed in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Mattm) ha da poco portato a termine la terza fase operativa dell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (Infc), relativa all’indagine delle biomasse e degli stock di carbonio presenti nelle foreste italiane. Si tratta di un lavoro importante sia per i risultati raggiunti che per l’accuratezza delle rilevazioni effettuate, che prendono in considerazione non solo dati quantitativi, ma anche la tipologia di boschi presenti sul territorio, lo sviluppo delle piante in altezza e diametro, la loro velocità di accrescimento e la quantità e tipologia di necromassa (legno morto) presente.

L’ingente lavoro ha messo in campo 80 squadre di rilevatori (350 donne e uomini del Corpo forestale dello Stato e delle squadre delle autonomie regionali e provinciali) che nel corso del 2007 hanno visitato 6.685 aree di monitoraggio, analizzando 227.854 alberi, di cui 49.706 sono stati misurati sia in altezza che in incremento del diametro. Per lo studio della necromassa sono stati misurati 14.949 porzioni di legno morto a terra nonché 28.485 ceppaie.

L’indagine ritrae un Paese con quasi 12 miliardi di alberi con un diametro maggiore di 4,5 centimetri presenti nelle foreste italiane, il che vuol dire mediamente circa 1.360 alberi ad ettaro. Le regioni più ricche sono Toscana, Umbria ed Emilia Romagna, mentre le più scarne sono Sicilia e Puglia. I boschi italiani presentano un volume legnoso di oltre un miliardo e 260 milioni di metri cubi mentre la biomassa presente supera gli 870 milioni di tonnellate di legname (in peso secco), che equivalgono a circa 435 milioni di tonnellate di carbonio stoccato. L’accrescimento annuale è pari a oltre 4 metri cubi per ettaro: in particolare le regioni che presentano boschi più vigorosi sono Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre quelle in cui le foreste crescono più lentamente sono Sardegna e Umbria. Le rilevazioni sono state effettuate con estrema cura, con un margine di errore del solo 1 per cento e i risultati sono consultabili sul sito http://www.infc.it/.

Nenhum comentário: