quarta-feira, 26 de maio de 2010

Giocare d'anticipo: a Capri è già estate



Non solo struscio e mondanità: dietro ai lustrini c'è ancora un mondo autentico, con taverne, mozzarella fresca e angoli segreti. Basta andare prima del caos d’agosto. Spendendo anche poco

Si vedono Napoli e le vicine Ischia e Procida. Dalla suite e dalla terrazza del lussuosissimo Hotel Capri Palace, l’isola è ancora più bella. Se siete vip con paparazzi al seguito o magnati russi dal portafoglio ringonfio, questo cinque stelle deluxe, storico indirizzo dell’hotellerie caprese, fa al caso vostro. Chi invece non ha intenzione di accendere un mutuo per regalarsi un fine settimana, deve andare altrove, verso lidi più abbordabili. Ma non per questo meno belli. Nonostante i turisti di giornata, Capri ha mantenuto inalterata la sua bellezza e i suoi segreti, noti solo agli habitué. Quindi, non solo piazzetta, mondanità e cifre da nababbi, ma anche un’isola che sta recuperando la sua anima più vera e contemplativa. Che riscopre le passeggiate , i piccoli alberghi economici, i ristorantini dalla cucina verace, le battute di pesca alla traina. È questa la Capri da vivere lontano dai riflettori d’agosto, prima che inizi il via vai caotico dei pendolari avidi di souvenir e dei ricchi appena scesi da megayacht a caccia di griffe lungo via Camerelle.

Con il sole ancora clemente di giugno è possibile inerpicarsi in luoghi spettacolari come Villa Jovis, col celebre Salto di Tiberio, e affrontare salite impegnative come quella del Pizzolungo sino a Casa Malaparte o quella dei Fortini ottocenteschi di Anacapri. Da percorrere a piedi è naturalmente la via Krupp, la strada-scultura finanziata nel 1902 da Friedrich Alfred Krupp e riaperta nel giugno scorso dopo 32 anni e un restauro costato oltre sette milioni di euro. A vederla dall’alto, dai Giardini di Augusto, è una vertigine: tre chilometri di tornanti scavati tra la roccia e il mare che conducono sino a Marina Piccola. Ogni passo è un amarcord. Ci passeggiavano poeti e dive, amanti segreti e viaggiatori solitari. Ci venivano negli anni Sessanta Alberto Moravia ed Elsa Morante; Aristotele Onassis con Maria Callas e poi Brigitte Bardot. Ogni tornante è una cartolina, una foto da scattare. È questo il versante più celebrato dell’isola: si passeggia ancora – anche in piena estate – tra il silenzio della Certosa di San Giacomo e il frinire delle cicale, tra gli alti pini marittimi.

La mondanità chiassosa della piazzetta-passerella-palcoscenico è lontana. Si dorme a Villa Krupp, un tre stelle che conserva il fascino (e i prezzi) della vecchia pensione con atmosfere della Capri anni Cinquanta. Altro indirizzo di charme è l’hotel La Minerva, piccolo e riservato (solo 18 stanze). Marina Grande è un’altra faccia di Capri: schiva e marinara, per certi versi ancora molto semplice. Qui convivono i vecchi pescatori e i grandi panfili di lusso, le case dei capresi con ancora fazzoletti di campagna e filari di viti e le ville sontuose dei primi turisti. La sera cena alla caprese al ristorante Da Paolino, che in 30 anni non ha perso il fascino anche per il suo fitto giardino di limoni: nel menu tanto pesce, frutti di mare e paste fatte in casa, succosi pomodori e mozzarella di bufala al profumo di basilico. Da maggio a fine settembre un altro indirizzo da mettere in agenda è il ristorantino dei Bagni Tiberio, aperto solo all’ora di pranzo, raggiungibile via mare o via terra lungo via Palazzo a Mare: tavoli semplici e tovaglie a quadri bianche e azzurre, si mangia sull’acqua, su palafitte di legno. Nel menu linguine con l’astice, frutti di mare, tonno fresco e pesce del giorno all’acqua pazza, con vino bianco della casa addolcito con pesche di giardino. Si cena con vista strepitosa a Le Grottelle, uno dei luoghi simbolo dell’isola, un po’ impervio ma d’effetto. Vi si arriva dalla piazzetta attraversando l’arco di via Longano e proseguendo per via Matermania e via Arco Naturale, tutto in salita, ma il posto merita davvero: il ristorante è ricavato nella roccia e ha una balconata sull’Arco Naturale. Un buon equilibrio tra innovazione e tradizione è invece il Pantagusto, costola gourmet di Panta Rei, ritrovo trendy per l’happy hour e day spa di giorno.

Anacapri è l’altra metà dell’isola, un tempo “ciamurra” (in dialetto locale, cafona e contadina), oggi buen retiro di imprenditori, intellettuali e giornalisti che ne hanno rilanciato con snobismo l’anima appartata e genuina, lontana dai clamori della piazzetta. Qui si incontra il lusso del Capri Palace, ma si riesce a trovare anche la piccola pensione dall’accoglienza schietta, come Il Mulino, ricavato dalla ristrutturazione di una vecchia casa colonica, ideale per famiglie e per chi ricerca atmosfere semplici. E all’arrivo si viene accolti con il limoncello ricavato dagli agrumi di proprietà. Non lontano dall’albergo, in piazza Vittoria, c’è l’edicola di Peppino D’Esposito, indirizzo ben noto agli habitué perché tra un magazine e un quotidiano è possibile farsi fare su misura le intramontabili espadrillas. Anacapri è così, niente griffe e vetrine scintillanti, ma la vecchia merceria, il sarto, il tabaccaio, il locale storico come il Bar Ferraro, ritrovo cultural-politico del posto. Sulla via Tuoro, che dal centro conduce alla celebre Grotta Azzurra, si incontra l’Orsa Maggiore, un piccolo albergo di charme con centro benessere, piscina e ristorante.

Anacapri è la meta ideale per chi ama passeggiare nel silenzio e nella natura, visitare luoghi storici come Villa San Michele, la casa di Axel Munthe, o le rovine di Damecuta, una delle dodici ville fatte costruire dall’imperatore Tiberio. Oppure si può andar per sentieri: quello dei Fortini ottocenteschi per esempio, tre ore di camminata letteralmente sospesi tra la roccia e il mare. Altro itinerario è l’ascesa al Monte Solaro (circa 589 m) con la seggiovia tra pini e cespugli di macchia mediterranea. Infine c’è la Passeggiata della Migliara con il singolare Parco Filosofico, l’unico in Europa, creato dallo svedese Gunnar Adler-Karlsson e da sua moglie Marianna e dedicato alla meditazione. Tra ulivi, lentischi e mirti si scorgono piastrelle di maiolica con i motti di celebri maitre à penser. Il sentiero della Migliara conduce al Belvedere del Tuono, uno dei panorami più struggenti al mondo. Uno strapiombo da vertigine: da una parte Punta Carena con il faro, dall’altra i Faraglioni e il mare.


Donatella Bernabò Silorata

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